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Ricerca o Genesi
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MARY QUARANTELLI

Mary Quarantelli è nata a Fidenza (Pr) il 23 gennaio 1954 e ancora a Fidenza vive e lavora. Ha cominciato a dipingere nel 1981 da autodidatta osservando gli artisti contemporanei e dopo aver conosciuto il concittadino Rino Sgavetta di cui comincia a frequentare lo studio. Con lui intraprende un primo approccio alla pittura “impressionista”. Inizia a lavorare con olio e spatola su tela, su tavola e altri supporti. Negli anni ’90 si svincola dal figurativo, lasciandosi sedurre dalle ricerche di correnti pittoriche d’avanguardia e sperimentando sempre nuove tecniche, materiali, in continua evoluzione esteriore e interiore. Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali, in Italia (a Roma è stata insignita del Premio Leonardo) e all’estero (Londra, Nizza), l’ultima delle quali a Bruxelles nel 2016.
Hanno scritto di lei Francesco Ruinetti, Danilo Bianchi ed è stata pubblicata recentemente nel Catalogo dell’Arte Moderna (Gli artisti italiani dal primo Novecento a oggi) edito da Giorgio Mondadori, 2017, n. 53. 

 

OLTRE
Ci sono due parole che vengono in mente osservando le opere di Mary Quarantelli, due parole che sono legate e vitali: ricerca e libertà. Alcuni suoi lavori indicano addirittura nel titolo questa ricerca della libertà, della luce, d’un varco da oltrepassare, di una cortina da superare, uno spazio oltre il quale librarsi e liberarsi. Ricerca per lei non è solo una condizione esistenziale, ma è anche la sperimentazione instancabile di tecniche, mezzi espressivi diversi, dallo smalto all’acrilico, all’intervento sulla foto, al collage di materiali vari, su supporti di ogni tipo. Liberamente, senza porsi vincoli di carattere estetico o freni di verosimiglianza. Perché quello che conta è il percorso che da “dentro, in fondo” si va a muovere sulla superficie, talvolta graffiandola, infrangendone la compattezza, oppure s’anima sulla carta che s’accartoccia, si piega in onde espressive e si lacera schiudendo così altre direzioni dello spirito e della mente. I paesaggi si risolvono in essenziali vibrazioni cromatiche, suggestioni atmosferiche di tinte dove  linee verticali proiettano il tracciato del desiderio e delle emozioni, come corde che vibrano i riflessi del mondo, apparenze che rimandano alle profondità. Persino le ombre, i rilievi più scuri, hanno increspature luminose, lasciano sfuggire baluginii d’infinito: impronte divine sul mondo che lei sa intercettare grazie alla fede e all’amore per ogni minima cosa.
E’ difficile trovare precisi riferimenti pittorici, influenze chiare e riconoscibili, forse solo affinità con artisti che hanno lo stesso legame quasi simbiotico con l’esistenza e la natura, che vanno indagando le origini e le evoluzioni della vita, con pochi gesti calibrati per spazi fecondi di luce, moti ascensionali, crepitanti apparizioni. S’avverte qualcosa di Goliardo Padova nelle combinazioni cromatiche, nell’insistito vitalismo, mentre le organizzazioni spaziali con sovrapposizioni di materiali rimandano  a Burri. Tuttavia la sua personalità artistica, di autodidatta sensibilissima educata all’applicazione e alla coordinazione armonica dei colori dall’amico e maestro Rino Sgavetta, emerge in un equilibrio formale raffinatissimo. Nulla è mai di troppo; i richiami calibrati tra le tinte e la distribuzione delle linee e degli spazi sono coordinate per la mappa dell’interiorità, elaborano messaggi intensi e precisi, evocano con forza, senza incertezze o ambiguità. Come nella vita, anche nel segno più concitato, nella macchia imprevista, nel dettaglio quasi impercettibile, nulla è a caso. Tutto ha un senso in questa inesauribile ricerca della libertà. E della sua luce. Oltre.

                                                                          Manuela Bartolottiooo